Atassia di Friedreich

L’Atassia di Friedreich (FA) è stata descritta per la prima volta dal dottor Nikolaus Friedreich nel 1863. La malattia è causata dalla mutazione di un gene, detto X25, scoperto negli USA nel 1996 e localizzato sul cromosoma 9. Oggi la FA è facilmente identificabile mediante un test genetico molecolare eseguibile con un semplice prelievo di sangue.

Tra le forme autosomiche recessive, l’Atassia di Friedreich rappresenta la forma predominante, almeno come frequenza. La mutazione del gene più comune, che codifica per una proteina detta Frataxina, è costituita dalla ripetizione della tripletta GAA situata nel primo introne del gene. La sequenza di queste basi nucleotidiche, che normalmente ha un massimo di 40 triplette negli individui normali, si espande fino ad alcune centinaia nei pazienti malati.
L’effetto è una diminuzione marcata di livello di RNA della Frataxina nonché della quantità di Frataxina espressa, anche se una minima parte viene comunque prodotta.
La Frataxina è una proteina mitocondriale e agirebbe regolando il flusso del ferro all’interno dei mitocondri stessi. Ma capiremo meglio a breve.

Si è potuto osservare come ci sia una correlazione tra la malattia e la grandezza dell’espansione. Dal punto di vista biologico la produzione di Frataxina è inversamente proporzionale alle dimensioni dell’espansione. Dal punto di vista clinico l’età di insorgenza della malattia dipende dalla quantità residua di proteina normale che viene prodotta.
Da uno studio sul lievito si è potuto dimostrare come la distruzione del gene della Frataxina causi:

  • un aumento marcato della concentrazione di ferro all’interno dei mitocondri;
  • un aumento della sensibilità ai fattori ossidanti;
  • la perdita della funzione mitocondriale, ovvero ad un deficit della funzione respiratoria della cellula.

 

C’è evidenza che nella malattia umana ci sia un aumentato stress ossidativo e le due possibilità terapeutiche che ne derivano, almeno per il momento, sono rappresentate da:

  • la rimozione dell’eccesso di ferro dai mitocondri, anche se non abbiamo oggi dei farmaci adeguati e senza rischi di tossicità;
  • l’utilizzo di farmaci antiossidanti , che sono molto meno tossici e ben tollerati

 

Tuttavia, i farmaci antiossidanti costituiscono una famiglia enorme ed eterogenea di medicamenti e potrebbe risultare molto difficile determinare quale potrebbe essere più adeguato a questa malattia.

Dal punto di vista clinico la FA insorge solitamente nell’infanzia o nell’adolescenza, con meno frequenza in età adulta. Caratterizzata da una progressiva perdita della coordinazione motoria, i primi sintomi sono la difficoltà nella corsa e nelle attività sportive in genere. Vengono colpiti generalmente per primi gli arti inferiori, provocando instabilità nel cammino. Successivamente compaiono disturbi nella coordinazione delle mani e nell’articolazione della parola. Anche se i disturbi sono progressivi, il decorso della malattia è variabile. Tuttavia sono molti i pazienti costretti all’uso della sedia a rotelle.

Altri sintomi comuni nella FA sono il piede cavo, cioè la pianta del piede molto arcuata, che solitamente non necessita di particolari trattamenti, e, la scoliosi, cioè la curvatura della colonna vertebrale, che deve invece essere tenuta sotto controllo per il peggioramento negli anni dell’adolescenza.
Il 90% delle persone affette da FA presentano disturbi cardiaci quali:

  • frequenza cardiaca aumentata;
  • ispessimento delle pareti del setto ventricolare;
  • alterazioni dell’elettrocardiogramma (ECG).

 

E’ importante difatti che i pazienti si sottopongano annualmente ad un elettrocardiogramma e ad un ecocardiogramma al cuore. Queste alterazioni sono controllabili, al bisogno, con l’assunzione di farmaci specifici.

Il 20% dei pazienti ancora, sviluppa il diabete mellito. E’ pertanto consigliato un periodico controllo della glicemia nel sangue. Questo disturbo può inizialmente essere controllato solo con una dieta equilibrata o con farmaci assunti per via orale. Talvolta il diabete potrebbe essere il primo sintomo della FA.

Attualmente non c’è evidenza di una terapia farmacologica efficace. Assume pertanto particolare importanza il trattamento terapeutico riabilitativo.